Petrolio, chi lo ferma?
Sabato, 17 Maggio 2008Giorno dopo giorno il prezzo del petrolio aumenta e noi siamo comunque costretti ad utilizzarlo, perchè?
Secondo gli organi istituzionali l’Italia ha uno “stacco” insostenibile con gli altri Paesi dell’UE, la stessa Bruxelles ha chiesto misure entro Giugno. Un primo passo è stato fatto dai produttori dell’Arabia Saudita, infatti Il principale produttore Opec ha aumentato la produzione di 300 mila barili al giorno, questo per sopperire alla forte domanda. Entro Giugno quindi avremo alcune risposte sul nostro amato petrolio in attesa che altre fonti di energia vengano sviluppate e iniziate ad usare, per non dover andare sempre a bussare alla porta dello sceicco.
Nel mentre il costo è arrivato praticamente a 1,50 euro grazie anche alle «una tantum» diventate fisse.
- per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia nel 1935
- il «contributo» imposto nel 1956 per compensare la crisi economica derivante dalla chiusura del canale di Suez.
- il disastro del Vajont (1963)
- l’alluvione di Firenze (1966)
- il terremoto del Belice nel ’68, quello del Friuli nel ’76 e quello dell’Irpinia nell’80
- le missioni militari in Libano (1983) e in Bosnia (1996)
Per finire ecco la «tassa sulla tassa». Vale a dire che su questi 25 centesimi di euro circa, sommati alla vera e propria imposta di fabbricazione (definita per decreti ministeriali), viene aggiunta pure l’Iva del 20%. In soldoni: ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato.
Se effettivamente il prezzo del greggio aumenta, potrebbe essere bilanciato da una riduzione delle tasse che il governo preleva fin dal 1935. Chiudo con una domanda, solo in Italia succede questo?

